domenica 31 luglio 2016

Carl Gustav Jung:Ti seguo zoppicando sulle stampelle dell’intelletto...

Giovanni Fattori
Ti seguo zoppicando sulle stampelle dell’intelletto. Io sono un uomo, mentre tu avanzi come un Dio. Che tortura! Devo ritornare a me stesso, alle mie più piccole cose. Le cose dell’anima mia mi sembravano piccole, miseramente piccole. Tu mi costringi a vederle grandi, a renderle grandi. È questo il tuo scopo? Ti seguo, ma con terrore. Ascolta i miei dubbi, altrimenti non posso seguirti, perché il tuo senso è un senso superiore e i tuoi passi sono quelli di un bambino. Questa definizione mi ripugnava e io la odiai. Dovetti però riconoscere e ammettere che la mia anima è bambina, e che il Dio nella mia anima è bambino.

In: “Il libro rosso (Liber Novus)”, di Carl Gustav Jung

Borìs Pasternàk: Avrebbe voluto gridare al ragazzo e a coloro che stavano a guardarlo che la salvezza non consisteva nella fedeltà alle forme...

James Abbe
Avrebbe voluto gridare al ragazzo e a coloro che stavano a guardarlo che la salvezza non consisteva nella fedeltà alle forme, ma nel sapersene liberare.

In: "Il dottor Živago", di Borìs Pasternàk

Elias Canetti: A volte mi sono augurato di riuscire a svuotare la mia testa di tutto ciò che vi si è insediato...

Wilhelm Plüschow
A volte mi sono augurato di riuscire a svuotare la mia testa di tutto ciò che vi si è insediato, e di cominciare a pensare daccapo, come se là dentro non ci fosse mai stato nulla.Ora non lo desidero più. Accetto la popolazione della mia testa e cerco di andare d'accordo con essa.
Può darsi che sia divenuto un piccolo provinciale.

In: “La provincia dell’uomo (1958)”, di Elias Canetti

sabato 30 luglio 2016

Ralph Waldo Emerson: Ognuno dovrebbe imparare a scoprire e a tener d'occhio quel barlume di luce che gli guizza dentro la mente...

Rembrandt
Ognuno dovrebbe imparare a scoprire e a tener d'occhio quel barlume di luce che gli guizza dentro la mente più che lo scintillio del firmamento dei bardi e dei sapienti. E invece ognuno dismette, senza dargli importanza, il suo pensiero, proprio perché è il suo. E intanto, in ogni opera di genio riconosciamo i nostri propri pensieri rigettati; ritornano a noi ammantati di una maestà che altri hanno saputo dar loro

Tratto da “Fiducia in se stessi” di Ralph Waldo Emerson

venerdì 29 luglio 2016

Borìs Pasternàk: Sin dall'infanzia Jurij Andrèevich amava i boschi al crepuscolo, quando filtra la luce del tramonto...

Vincent van Gogh
Sin dall'infanzia Jurij Andrèevich amava i boschi al crepuscolo, quando filtra la luce del tramonto. Era come se sentisse passare attraverso di sé quelle lame di luce; come se il dono di uno spirito vitale gli entrasse a torrenti nel petto, attraversasse tutto il suo essere e ne uscisse sotto forma d'un paio d'ali sulle spalle. Quel prototipo giovanile che si forma in ciascuno per tutta la vita e poi per sempre assume i lineamenti del proprio volto interiore, della propria personalità, si risvegliava in lui con tutta la sua forza iniziale, e costringeva la natura, il bosco, il crepuscolo e ogni cosa visibile a rivestirsi con le sembianze altrettanto primordiali e universali di una fanciulla.

In: "Il dottor Živago", di Borìs Pasternàk

giovedì 28 luglio 2016

Friedrich Nietzsche: Certo, io sono una foresta e una notte di alberi scuri...


Salvator Rosa
Certo, io sono una foresta e una notte di alberi scuri: ma chi non ha paura della mia oscurità trova anche, sotto i miei cipressi, declivi di rose.

Da: " Così parlò Zarathustra" di Friedrich Nietzsche

domenica 24 luglio 2016

Antonio Gramsci: La debolezza dei partiti politici italiani in tutto il loro periodo di attività, dal Risorgimento in poi...


Jean-Léon Gérôme
La debolezza dei partiti politici italiani in tutto il loro periodo di attività, dal Risorgimento in poi (eccettuato in parte il partito nazionalista) è consistita in quello che si potrebbe chiamare uno squilibrio tra l’agitazione e la propaganda, e che in altri termini si chiama mancanza di principii, opportunismo, mancanza di continuità organica, squilibrio tra tattica e strategia ecc. La causa principale di questo modo di essere dei partiti è da ricercare nella deliquescenza delle classi economiche, nella gelatinosa struttura economica e sociale del paese, ma questa spiegazione è alquanto fatalistica: infatti se è vero che i partiti non sono la nomenclatura delle classi, è anche vero che i partiti non sono solo una espressione meccanica e passiva delle classi stesse, ma reagiscono energicamente su di esse per svilupparle, assodarle, universalizzarle. Questo appunto non è avvenuto in Italia, e la manifestazione di questa «omissione» è appunto questa agitazione e propaganda o come altrimenti si voglia dire.
Lo Stato-Governo ha una certa responsabilità in questo stato di cose (si può chiamare responsabilità in quanto ha impedito il rafforzamento dello Stato stesso, cioè ha dimostrato che lo Statogoverno non era un fattore nazionale): il governo ha infatti operato come un «partito», si è posto al disopra dei partiti non per armonizzarne gli interessi e l’attività nei quadri permanenti della vita e degli interessi statali nazionali, ma per disgregarli, per staccarli dalle grandi masse e avere «una forza di senza partito legati al governo con vincoli paternalistici di tipo bonapartisticocesareo»: […] Le classi esprimono i partiti, i partiti elaborano gli uomini di Stato e di governo, i dirigenti della società civile e della società politica. Ci deve essere un certo rapporto utile e fruttuoso in queste manifestazioni e in queste funzioni. Non può esserci elaborazione di dirigenti dove manca l’attività teorica, dottrinaria dei partiti, dove non sono sistematicamente ricercate e studiate le ragioni di essere e di sviluppo della classe rappresentata. Quindi scarsità di uomini di Stato, di governo, miseria della vita parlamentare, facilità di disgregare i partiti, corrompendone, assorbendone i pochi uomini indispensabili. Quindi miseria della vita culturale e angustia meschina dell’alta cultura: invece della storia politica, la erudizione scarnita, invece della religione la superstizione, invece dei libri e delle grandi riviste, il giornale quotidiano e il libello. Il giorno per giorno, con le sue faziosità e i suoi urti personalistici, invece della politica seria. Le università, tutte le istituzioni che elaboravano le capacità intellettuali e tecniche, non permeate dalla vita dei partiti, dal realismo vivente della vita nazionale, formavano quadri nazionali apolitici, con formazione mentale puramente rettorica, non nazionale. La burocrazia così si estraniava dal paese, e attraverso le posizioni amministrative, diventava un vero partito politico, il peggiore di tutti, perché la gerarchia burocratica sostituiva la gerarchia intellettuale e politica: la burocrazia diventava appunto il partito statalebonapartistico.

In: “Quaderni dal Carcere (Quaderno III ,voce 119)” di Antonio Gramsci